25 novembre, Santa Caterina d’Alessandria

Il TRIONFO DI SAN TOMMASO

II giorno che ricorda la Santa, noi lo festeggiamo così, raccontando la storia di uno dei capolavori che si trova all’interno della Chiesa a Lei dedicata a Pisa, il trionfo di San Tommaso.

I frati domenicani della suddetta chiesa incaricarono dell’esecuzione dell’opera Filippo Lemmi e Francesco Traini in occasione della canonizzazione del santo nel 1323, egli stesso domenicano e colonna portante della cultura dell’ordine.

A Francesco Traini venne inoltre commissionato il meraviglioso “Polittico di San Domenico” conservato nel Museo Nazionale di San Matteo, il pittore era di origine pisana ma ricevette una formazione senese. Nel caso capitaste in Cattedrale per una preghiera (al momento è la sola attività consentita) sappiate che allo stesso Traini sono attribuiti i mosaici che adornano le sommità dei transetti: l’Annunciata e l’Assunta.

Lippo Memmi è considerato l’autore vero e proprio dell’opera, nato e morto a Siena (1291/1356) e cognato di Simone Martini, inizia la sua attività di pittore nella bottega di San Gimignano del padre Memmo di Filippuccio e proprio nel suo paese affresca la “Maestà di San Gimignano” realizzata per il Palazzo Pubblico.

Le botteghe degli artisti sono fonte di grandi preoccupazioni per chi cerca di attribuire un nome preciso alle opere, nella bottega infatti collaboravano alla stessa opera diverse mani più o meno riconoscibili a seconda delle capacità. Nel caso del “Trionfo di san Tommaso” si è a lungo erroneamente attribuita la paternità dell’opera a Francesco Traini.

L’ opera ha una base lignea ed ha come soggetto centrale San Tommaso d’ Aquino, rappresentato in maniera assai privilegiata da seduto e con in mano la “Summa contra gentiles”, un trattato teologico e filosofico scritto tra il 1258 e il 1264. L’opera è divisa in 4 libri e altrettanti sono infatti i libri che vediamo in grembo al santo, essendo aperti se ne può leggere il contenuto e quello tenuto in mano riporta proprio l’incipit dell’opera menzionata:

Veritate meditabitur guttur me um et labra mea detestabuntur empium proverbio

Sarebbe per me un piacere potervi spiegare con poche parole il contenuto filosofico e teologico dell’opera ma è un campo che esula totalmente dalle mie competenze. Grossolanamente si può dire che sia destinata a stabilire dei punti cardine basati sulla filosofia aristotelica, sposata anche dagli averroisti. Questa corrente filosofica prese le mosse dall’interpretazione di Aristotele del filosofo Averroè (Cordova 14 aprile 1126, – Marrakesh, 10 dicembre 1198) e venne considerata eretica, i domenicani e San Tommaso d’Aquino ne furono i principali contestatori al punto da farne un motivo iconografico del santo stesso.

La figura di San Tommaso è spesso rappresentata seduta in cattedra con in mano le sue opere e ai suoi piedi è iconograficamente riportato un Averroè semisdraiato con accanto un libro rovesciato. Tale posizione simboleggia la sconfitta del grande filosofo, che meditabondo e sconsolato prende atto della fallacità delle sue teorie1.

I personaggi presenti nell’ opera sono disposti secondo uno schema classico: in alto abbiamo un Cristo in mandorla attorniato da cherubini. La figura a mandorla nella quale si trova Cristo è il risultato di due circonferenze con raggio uguale che si intersecano, già nell’arte paleocristiana esse non terminavano al punto di intersezione e proseguivano per un breve tratto creando la figura stilizzata del pesce. Il pesce è uno dei primi e più importanti simboli cristiani e la forma stilizzata che lo simboleggia si chiama Ichthys.

Le prime due figure ai piedi della mandorla sono da sinistra a destra San Paolo di Tarso (con la spada) e Mosè (con la barba bianca).

San Paolo e Mosè

Sotto di loro sono riconoscibili i 4 evangelisti, essi sono individuabili tramite il simbolo alato derivante dal tetramorfo: San Marco (leone alato), San Matteo (angelo), San Luca ( il bue) e San Giovanni (l’aquila). Ognuno di loro reca in mano un libro con l’incipit dei propri scritti.

Gli evangelisti

Solitamente il Cristo benedicente guarda davanti a se, in questo caso gli occhi sono rivolti in basso verso il punto in cui convergono gli sguardi dei santi summenzionati, guardano tutti San Tommaso d’Aquino.

Il santo è guardato anche dalle figure ai lati: Aristotele a sinistra e Platone a destra. I due filosofi sono le basi sulle quali si fonda la filosofia scolastica, ovvero il pensiero cristiano che cercava di conciliarsi con i grandi filosofi greci e di cui San Tommaso d’Aquino fu uno dei più grandi studiosi.

I filosofi

Ai piedi di San Tommaso, oltre al già menzionato Averroè, si trovano i discepoli, gli studenti, i frati e tutti coloro che dagli studi del grande domenicano ricevono l’illuminazione.

Non uso il termine illuminazione a caso, se osservate i dettagli potrete notare dei veri e propri raggi luminosi che partono dalla bocca di Cristo e raggiungono gli apostoli. Dai libri degli apostoli partono altri raggi che arrivano a San Tommaso, e altri ancora provengono dai testi di Platone e Aristotele.

Dai libri tenuti in grembo da Tommaso partono i raggi che raggiungono le persone più in basso, ovviamente la loro posizione indica la loro minore importanza religiosa, culturale e filosofica e sono l’ultimo gradino di una gerarchica scala di autorevolezza.

L’illuminazione ha delle regole ben precise, si diffonde esclusivamente dagli scritti che sono riconosciuti come testi ufficiali della Chiesa Cattolica, da ciò si evince l’importanza della figura del filosofo di riferimento a scapito delle altre possibili interpretazioni: in un’epoca in cui l’interpretazione degli scritti sacri portava a numerose interpretazioni spesso eretiche, era importante ribadire chi era il portavoce ufficiale e quali erano le sue fonti.

I domenicani fecero della scrittura e dello studio il motivo della loro esistenza e i mezzi di comunicazione sono uno dei soggetti principali delle opere a loro dedicate. Ne è un altro meraviglioso esempio il polittico di Simone Martini presente al Museo nazionale di san Matteo.

L’unico autorizzato a far uscire raggi dalla bocca è Gesù Cristo, fonte originaria del verbo che ordinatamente segue uno schema gerarchico nel suo diffondersi: Gesù – Apostoli/Evangelisti – San Tommaso – discepoli/fedeli.

Pena l’eresia

  1. Chi volesse ammirare opere che abbiano la stessa impostazione iconografica può recarsi a:

Firenze , Chiesa di Santa Maria Novella, Cappellone degli Spagnoli, Andrea di Buonaiuto

Parigi ,Louvre, Benozzo Gozzoli.

Roma, chiesa di Santa Maria sopra Minerva, Cappella Carafa , Filippino Lippi

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